La Gente che sta Bene: serie TV e cinema in che modo si sposano?

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Durante l’intervista stampa per il nuovo film del regista Francesco Patierno dal titolo “La Gente che sta Bene” (leggi la nostra recensione in anteprima), abbiamo voluto porre una domanda inerente a uno dei pochissimi aspetti che più ci è piaciuto di questa pellicola. Oltre ad aver ritrovato un superbo Claudio Bisio, che ricordiamo di aver visto così brillante nella pellicola “Si Può Fare”, l’altro aspetto che più ci ha impressionato è nella costruzione dei personaggi…trovando una particolare similitudine nel modus operandi usato nelle serie TV americane.

Ilmate ha così voluto porre questa domanda al regista: “Ho letto che hai una passione per le serie TV americane, come ‘Mad Men’ e ‘Californication’. Quanto di questa tipologia di narrazione hai portato all’interno del tuo film?”

Francesco Patierno: “Una cosa che ho sottolineato più volte è che la mia attenzione per la drammaturgia si è spostata sulle serie. Che le storie in sé, si sono trasformate in storie di personaggi e anche questo film è una storia di personaggi, più che una storia in sé. C’è un approfondimento psicologico che, il più delle volte, apre le gabbie del cinema che hanno dei tempi, dei ritmi, degli schemi narrativi ormai molto consolidati e non ti permetterebbero di farlo. Le serie hanno questi dialoghi molto lunghi perché attraverso certi dialoghi puoi capire di più certi dettagli, o in maniera non consueta puoi iniziare ad avvertire la sensazione di quello che succede, o succederà, le scene sono un po’ più lunghe del normale, come il mio film ha delle scene più lunghe di quelle classiche della commedia che sono molto corte e ritmate. Quindi è una scelta molto precisa che mi rendo conto non sempre viene capita proprio perché uno è…[pausa come per esprimere il fatto che possa non aver voglia lo spettatore], però io sono molto deciso in questa direzione e sono sicuro che fra poco tempo, molti registi e autori stanno sentendo questa direzione molto valida.”

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Ilmate poi continua: “Quindi, secondo te, questa caratterizzazione dei personaggi sul grande schermo non comporta una perdita della trama avendo a disposizione meno tempo per sviluppare tutto?”

Francesco Patierno: “Io credo che questo film, da un punto di vista narrativo, è molto ben delineato e anche in questo senso ho voluto avere un finale definito più che un finale sospeso. Però penso che lo spettatore entri molto bene nella vita di questi personaggi, nella vita emotiva, nella testa, cioè riesce a conoscerli e stare di più su di loro. Per esempio ha un setup iniziale più lungo del solito proprio per utilizzarlo nel ritorno del finale…il suo rapporto con il figlio, con la moglie, con Comoli. Solamente con delle scene più estese potevo avere quello che cercavo. Poi quella cosa magari può non essere avvertita, ma dal punto di vista emotivo…sì. Lo spettatore più puro, rispetto all’altro, queste cose le sente.”

Claudio Bisio: “Tu hai citato ‘Californication’, ‘Mad Men’ ma dopo che Francesco mi ha prestato un suo cimelio, che alla fine poi mi hai regalato, che è “The Office”, in inglese. Mi ha fatto conoscere Ricky Gervais e devo dire che mi sono ispirato un po’ a lui come recitazione…Se conoscete ‘The Office’ e Ricky Gervais…è stato un faro per me.

Confermiamo quindi quanto scritto nella nostra recensione. Il film è indubbiamente qualcosa di nuovo per il nostro panorama e riesce a farci assaporare una stesura della narrazione, insieme a un’ottima caratterizzazione dei personaggi, come fin da troppo tempo non se ne vedeva…il problema subentra quando l’aspetto comico, probabilmente fatto per venire incontro agli interessi del grande pubblico, scade in un genere di humor dal quale vorremmo tenerci lontani.

Un’ottima linea da seguire che speriamo di ritrovare all’interno di “Smetto Quando Voglio“, che fonti non ufficiali ci danno come visibile per la stampa settimana prossima! Incrociamo le dita…