I Vendicatori l’Era di Ultron: recensione

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Come approcciare una recensione su un film del calibro de I Vendicatori l’Era di Ultron? Sicuramente si tratta di un’operazione difficile dove bisogna considerare diverse tipologie di pubblico. C’è il fan dei comics americani, Marvel o DC che siano, c’è il fan Marvel, c’è il critico cinematografico severo e austero, c’è chi si spaccia per tale, c’è il pubblico di tutti i giorni e c’è il pubblico dei cinepanettoni.

Possibile accontentare tutti con un film sui supereroi? La risposta è ovviamente no, specie se si parla di quello che a conti fatti è un “sequel” ma sulla carta non lo è, piuttosto un film che si inserisce nel sempre più grande progetto Marvel Cinematic Universe di cui presto perderemo il conto delle varie “Fasi” (la Fase 2 si concluderà con Ant Man e la Fase 3 inizierà nel 2016 con Captain America 3). Una cosa è certa, la Marvel è riuscita a creare una vera e propria “età d’oro dei supereroi” anche al cinema e questo Age of Ultron è un film che segna in un certo qual modo un periodo di passaggio già inaugurato con I Guardiani della Galassia.

Se tutti, o tanti, conoscevano Iron Man, Thor, Hulk, Captain America e magari anche il Soldato d’Inverno o il Mandarino, pochi sapevano chi fossero i membri dei “Guardiani” così come pochi hanno sentito parlare dei gemelli, di Wakanda o della Visione. La stessa cosa è accaduta anche nel mondo della TV con la serie Agents of SHIELD, sempre più popolata di riferimenti “di nicchia” per i fumettisti della domenica.

Se il fan Marvel conosceva tutti questi protagonisti, il grande pubblico era spesso all’oscuro di nomi e posti citati in questa fase del Marvel Cinematic Universe, fase che sembra proprio puntare sullo sdoganamento di una classe di supereroi prima nell’ombra. Così come accaduto per I Guardiani della Galassia e SHIELD stagione 2, anche Age of Ultron ripropone la ricetta, mischiando il “vecchio e noto” con il “nuovo e sconosciuto”, quasi accompagnando per mano lo spettatore inesperto e guidandolo nella scoperta di un mondo Marvel molto più ampio di quanto sembri in superficie.

Tutte cose già note a chi, come chi vi scrive, ha divorato pagine inchiostrate targate Marvel e che troverà comunque piacevole e interessante la visione di questo nuovo capitolo. In primis per lo stile, poi per la curiosità di scoprire gli inevitabili cambiamenti della storia nel suo passaggio dalla carta alla pellicola. Sparisce l’Ultron creato da Hank Pym, l’Ant Man che vedremo prossimamente al cinema e che nei comics è caratterizzato come uno scienziato geniale ma con un significativo complesso di inferiorità e, in alcuni casi, macchiato da temi forti come la violenza domestica. Inoltre esigenze di continuity riportano in ballo oggetti chiave visti nei precedenti capitoli (come lo scettro di Loki) ma troviamo anche le eredità della serie TV di SHIELD in un’opera che mostra subito un grande pregio: l’impegno (e la riuscita) della Marvel di mettere al proprio posto tutti i tasselli e connettere con sottigliezza ma abilità i suoi prodotti cinematografici e televisivi.

Insomma cambiano dettagli e punti di partenza delle storie, si mischiano i personaggi ma resta il succo, una storia che sa affascinare come quelle a cui ci hanno abituato i comics e che ha il grande pregio, che è anche un vantaggio commerciale per la Casa delle Idee, di spingere lo spettatore ad approfondire questo mondo così complesso. Così come accade nelle serie TV di qualità, dove il “povero” utente viene sempre tenuto parzialmente in sospeso in attesa spasmodica della nuova puntata, anche nel cinema di Marvel iniziano ad esserci sempre più tendenze alla “serialità”. Questo non significa che I Vendicatori l’Era di Ultron non abbia una chiusura, piuttosto che la Casa delle Idee sta mettendo in piedi un sistema di “fidelizzazione” dello spettatore, somministrandogli dosi cumulative di quella “droga” che è il mondo dei supereroi.

Il risultato è un buon prodotto che deve necessariamente fare i conti con un primo capitolo che ha raccolto molti consensi. Resta lo stile ironico, forse ancor più enfatizzato in questo Ultron, restano i combattimenti che aumentano d’intensità e spettacolarità grazie anche al numero di giocatori in campo notevolmente aumentato.

Restano poi i riferimenti mirati al pubblico dei fumettisti (giusto per citarne uno l’affinità tra Occhio di Falco e i fratelli Maximoff) ma arrivano due “novità” che, per chi vi scrive, sono da apprezzare persino quando diventano goffe ed eccessive. La prima è la virata ad un pubblico più maturo: forse proprio in risposta a quei meme che prendono in giro un’eccessiva “disneyzzazione” del mondo Marvel (il bambino e il Natale in Iron Man 3 sono un chiaro esempio), il nuovo capitolo dissemina qua e la un linguaggio che si avvicina allo scurrile, un volgare ormai sdoganato e considerato comunque molto leggero al giorno d’oggi.

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Inoltre arriva anche una leggerissima componente “sexy”, che farà sorridere e allo stesso tempo lascerà incredulo qualcuno nel vedere una Vedova Nera, in una produzione Disney, che carica molto di più la sua componente seduttiva. Ovviamente questi due punti vanno inquadrati in un film che vuole “salvare capra e cavoli” da questo punto di vista, offrendo più livelli per permettere di essere apprezzato da fasce di età differenti.

Se su ironia e lato sexy in alcuni casi le scene si avvicinano al “goffo”, il lato drammatico diventa invece un elemento che ha raccolto, da parte nostra, una maggior approvazione. In mezzo alle classiche botte da orbi e alle battute più o meno riuscite, infatti, il nuovo Avengers inserisce alcuni scorci di quotidianità o momenti “cupi” che vanno ad approfondire alcuni personaggi (Burton, Vedova Nera, Banner) e che potrebbero anche essere funzionali in previsione dei toni più scuri che caratterizzeranno, almeno dalle premesse e basandoci sulla storia dei comics, il prossimo Capitan America Civil War.

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Passando ad un’altro aspetto del film parliamo del tema “Vendicatori Divisi, Vendicatori (ri)Uniti”. Già affrontato nel primo capitolo, in Age of Ultron il tutto sa di già visto, lasciando quindi la sensazione che si tratti di qualcosa di riciclato. Il problema, però, è anche all’opposto: oltre a riproporre il tema, il secondo capitolo de I Vendicatori lo tratta superficialmente, liquidando la questione con pochi diverbi e qualche piccola scazzottata. Il tutto sembra un pretesto per introdurre un possibile futuro tema alla “World War Hulk” e tirare fuori la Hulkbuster che catalizza l’attenzione di fan e non restituendoci una scena mozzafiato dal punto di vista dei combattimenti e dell’effetto “wow”. C’è poi da introdurre la “guerra civile” ma ci è sembrato che si sia scelto di seminare giusto qualche piccola briciola e non spendere troppo impegno, vuoi per la densità stessa del film, vuoi per risparmiare le energie, vuoi per lasciare spazio al prossimo capitolo di Captain America in uscita nel 2016.

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In tema di “liquidazioni rapide” c’è poi da considerare l’approccio al personaggio de La Visione: sebbene la sua genesi sia ben spalmata all’interno del film, ci è sembrata troppo affrettata e quasi innaturale la presa di consapevolezza di questo personaggio: molto meglio il lavoro fatto con la nascita e la scoperta di se da parte di Ultron.

Insomma, I Vendicatori L’Era di Ultron va incontro ai classici problemi delle grandi produzioni con molti protagonisti: sebbene la lunghezza non sia certo esigua, lo spazio per tutti non è mai abbastanza e il rischio è di incorrere nei problemi caratteristici del genere. Apprezzata, invece, la scelta di limitare la componente “Tony Stark” in questo film: come abbiamo visto ne I Vendicatori, fare un film con una forte presenza di Iron Man ha semplificato alla Marvel la riuscita del prodotto finale. Per Age of Ultron si è scelto, coraggiosamente secondo noi, di limare il “tonycentrismo”: certo la presenza di Iron Man è comunque importante e si vede e apprezza anche nei vari gadget hi-tech che ha preparato per i diversi Vendicatori. Quel che ci è piaciuto, però, è un ridimensionamento dello spazio dedicato a “Tony Robert Downey Jr. Stark” in favore di una più equa distribuzione dei “momenti di gloria”: in battaglia guadagna spazio il duo Captain America/Thor mentre al di fuori dell’azione diventano più importanti Burton, Natasha e Banner.

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Questioni di trama e personaggi a parte, a fare da sfondo a qualche “piccolo peccato” troviamo un impianto che evolve il lavoro fatto con il primo capitolo. Ottima la realizzazione degli effetti speciali e del 3D che ci immerge in un mondo credibile e mai artefatto (considerando che stiamo parlando di supereroi ovviamente). Buona la fotografia e le ambientazioni e, in generale, tutto il comparto tecnico esce vincente. Persino il doppiaggio in italiano, spesso punto critico che fa preferire la lingua originale, convince, ad eccezione di Wanda Maximoff che ci è sembrata una spanna sotto rispetto al resto del team.

In conclusione I Vendicatori: L’Era di Ultron non è un film perfetto ma è perfetto nel suo intento. L’opera riesce a catturare lo spettatore, farlo divertire con leggerezza, inserire qualche momento più serio e di approfondimento e, in generale, affascinare come ogni storia dovrebbe fare.

  • Moto Pico

    è nativo 3d o convertito?