I Cavalieri dello Zodiaco recensione: generazioni a confronto

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i cavalieri dello zodiaco

E’ una storia arcinota, sin da quando è stata vista sui canali della TV locale alla fine degli anni ’80 in Italia. Non preoccupatevi niente spoiler, solo una brevissima introduzione per quei pochi, che non la conoscessero.

Il bene: Lady Isabel, l’incarnazione della dea Athena, e i suoi cavalieri che la proteggono, dotati di armature intrise del potere del mito che incarnano. Il male: il Gran Sacerdote, principale e indiscussa autorità del Grande Tempio che muove guerra all’incarnazione della dea, che inganna e tesse trame sordide, alle spalle di quei cavalieri che decidono di dar fede alle sue parole.

Il film si snoda prendendo spunto da una specifica parte dell’anime, quella della corsa al Grande Tempio come lo stesso sottotitolo suggerisce: La Leggenda del Grande Tempio. I cavalieri di Athena devono affrontare i cavalieri delle Dodici Case, i temibili Cavalieri d’oro, ognuno di loro indossa un’armatura che incarna i poteri di uno dei dodici segni zodiacali. Sono i cavalieri più forti e l’ultimo baluardo difensivo del Grande Tempio.

E qui comincia il film.

Una animazione che mette a confronto due generazioni. Infatti nel lungometraggio sono presenti molti elementi tipici dei più moderni anime.

Entrando nel dettaglio di una animazione di questo genere, la prima cosa che attrae un commento, è il riadattamento grafico delle armature, uno dei contenuti di qualità dell’anime originale. Questa produzione prende le distanze dai disegni anni ’80 e regala un tocco tecnologico alle vestigia. Nel caso dei cavalieri d’oro, forse, è troppo carico di elementi decorativi. I creatori, di certo hanno ricercato queste specifiche vesti grafiche, per svecchiarle e farle apprezzare anche da chi non conoscesse troppo bene la storia.  La conseguenza però, è che le armature perdono i riferimenti al simbolismo mitologico, con questo nuovo ‘tuning’ tecnlogico,e secondo noi poteva essere trovato un compromesso migliore.

Le 5 armature dei protagonisti, nei disegni dell’anime, in attesa di essere indossate:

armature cavalieri dello zodiaco

Passando alla narrazione del film, il minutaggio ristretto, appena 92 minuti, non ha aiutato gli autori, che hanno dovuto riassumere moltissimo una storia che, in origine, vedeva i protagonisti coinvolti in lunghissimi flashback che duravano anche venti minuti, o in salite di rampe di scale che duravano intere puntate; il tutto farcito da epici discorsi sui massimi sistemi. La storia è stringata, ma relativamente fedele nella prima metà del film, e completamente originale superata la V casa, quella del cavaliere d’oro di Leo.

Anche in questo caso, il risultato è una sintesi estrema della storia originale, con una tensione narrativa che forse semplicemente meritava più minuti per essere raccontata. In alcune parti la trama, di per sé comunque non complicata, risulta un po’ lacunosa e sfocia in un cataclisma finale di grande effetto. Resta come punto fermo che coloro che guarderanno il film, riusciranno ad apprezzarlo, se non troppo legati alla storyline originale.

L’adattamento di una storia, che ha già 30 anni alle spalle, non è stata un’impresa facile, I Cavalieri dello zodiaco resta un prodotto fruibile per le nuove generazioni. Il consiglio per queste ultime resta quello di impiegare qualche ora a guardare, possibilmente con attenzione, l’anime originale, magari sull’entusiasmo trasmesso dal film, che se riuscirà in questo intento, avrà comunque assolto al suo buon compito.

cavalieri dello zodiaco

P.S.: Saint Seiya: The Lost Canvas è un ulteriore piccolo capolavoro, consiglio di recuperare anche quello.