Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate | Recensione HDmagazine

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“You’re beginning to get the idea, Clark. This… is the end… for both of us…”

Trovo doveroso iniziare questa recensione con una delle frasi più simboliche di quel “The Return of the Dark Knight” (il fumetto, ovviamente) di Frank Miller perché credo che rappresenti abbastanza bene il modo in cui mi sono disposto ad affrontare la visione di questo ultimo atto delle avventure di Bilbo Baggins by Peter Jackson.

Grazie all’invito ricevuto da Toshiba, abbiamo potuto assistere ad una anteprima del film (in 3D) a Roma, presso The Space Cinema (Roma Moderno). Il tempo di prendere una scatola di pop-corn e inforcare gli occhialetti e sullo schermo è apparso l’atto finale del lavoro di Tolkien e Jackson.

La trama, in breve: la compagnia di nani e non solo (orfani di  Gandalf prigioniero nelle celle segrete di Dol Guldur) ha scatenato l’ira di Smaug, il drago che da anni si è impossessato di Erebor e del suo tesoro sotto la montagna. La sua furia si abbatte sugli abitanti della vicina città di Pontelagolungo e solo grazie al coraggio di Bard il drago viene sconfitto. Nel frattempo il redivivo Sauron (alia il Negromante dei precedenti episodi) sta radunando un esercito di orchi e mannari per scatenare una sanguinosa guerra sotto la Montagna Solitaria. Nel mentre, gli Elfi Silvani di Re Thranduil e gli Uomini del lago guidati da Bard si presentano alle porte di Erebor per riscuotere quanto promesso loro in precedenza da Thorin. Solo l’alleanza tra Elfi, Nani e Uomini potrà fermare l’esercito di Sauron di Orchi e Mannari (la Battaglia dei Cinque Eserciti, appunto).

Tornando all’incipit della recensione,  è la fine per tutti: la fine dell’avventura di Bilbo, pacioso Hobbit scaraventato nel mezzo di una storia più grande di lui; la fine per Thorin Scudodiquercia e della sua “crew” di orgogliosi e ambiziosi nani; la fine del periodo di  tregua per i “guardiani”(?) della Terra di Mezzo, ovvero Elfi e Stregoni.

O forse è più corretto dire che è l’inizio della fine della terza Era immaginata da Tolkien, preludio a “Il Signore degli Anelli” che ne narra la definitiva conclusione. Sia come sia, bando alle ciance e veniamo al dunque: è un bel film?

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La mia risposta è un dispiaciuto “nì”.

Da appassionato di cinema e di Tolkien, non posso dire di essere mai stanco di rivedere le gesta di nani, elfi ed altre razze. Ma da semplice spettatore ho l’impressione che chi ha seguito sin qui la saga possa essere “un po’ stanchino”, come si usa dire di questi tempi. L’ottima realizzazione tecnica non basta ad colmare la sensazione di déjà-vu che permea la pellicola. Inseguimenti già visti, scontri ridondanti nel mostrare la barocca violenza delle armate del male…

La mia opinione personale è che stavolta si sia sbagliato l’approccio al progetto per due motivi.

Il primo: è legittimo che si sia deciso di “monetizzare” la storia dividendola in tre parti quasi a creare un unicum con Il Signore degli Anelli. Ottima anche la scelta di integrare la trama grazie alle appendici del secondo. Quello che manca è il giusto equilibrio fra trama e azione. Sembra quasi che le proporzioni si siano invertite: si sono favorite le acrobazie di Legolas, le adunate di mannari e orchi, i personaggi inventati come Tauriel a scapito dell’approfondimento dei personaggi che invece erano presenti nel libro.

Due su tutti, Smaug e Beorn.

Sono due “character” immensi che qui (e anche nel precedente capitolo) svolgono quasi un ruolo di comparsa: Smaug è almeno protagonista dello spettacolare inizio (davvero, forse la parte più equilibrata del film!), ma Beorn si limita ad apparire per pochi secondi durante la battaglia finale e stop.

Il secondo motivo è stato che si è voluto creare uno svolgimento della storia troppo simile a quello della Trilogia seguente (la storia d’amore tra un’elfa e un mortale? la compagnia che si divide? l’eroe vittima della cupidigia che si redime?) col risultato appunto di lasciare il fianco scoperto alla noia.

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In conclusione, il film “prende” ma non sorprende.  Vale la pena vederlo? Assolutamente sì!   Jackson resta un grande artigiano che grazie al suo mestiere riesce a far volare due ore e passa di film e di questi tempi non è poco!