Extant recensione serie TV – Stagione 1 | no spoiler

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Termina la prima stagione di Extant, serie TV della CBS che ha preso il via con settembre 2014 anche in Italia e che abbiamo visto in lingua originale. Se siete incerti se seguire questo serial, la recensione che vi proponiamo potrà darvi un’idea in più e indirizzarvi verso la scelta di questo prodotto di Mickey Fisher e Steven Spielberg.

Partiamo dalle premesse, una episodio pilota, forse un po’ “moscio”, che parla delle vicende di un futuro dove la terra vive una nuova età dell’oro dell’esplorazione spaziale, dove le auto elettriche sono all’ordine del giorno e la tecnologia ha sdoganato proiezioni olografiche, smartphone trasparenti e intelligenze artificiali.

Molly Woods  è un’astronauta che torna da una missione in solitaria di 13 mesi e si ricongiunge al marito, inventore che ha creato il primo androide intelligente al mondo, dotato di sentimenti e programmato per essere un umano con le sembianze di un bambino. Interpretato da Pierce Gagnon, Ethan, questo il nome dell’androide, è reso davvero bene dalla piccola star di nove anni che riesce portare sullo schermo un personaggio convincente nel suo percorso di “umanizzazione”.

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Senza scendere in spoiler, la trama si svilupperà su due filoni, la storia Molly e del mistero che si porta dietro al ritorno dalla missione nello spazio e quella di Ethan che conferisce alla serie una dimensione più quotidiana e realistica.

Il risultato è un’opera di fantascienza che riesce a connettersi bene alla realtà e quindi a farci immedesimare nella storia, senza far sentire troppo la distanza temporale del futuro in cui è ambientata.

Anche Halle Berry, nel ruolo di Molly, convince per la recitazione e per il personaggio, una donna a metà fra la carriera di astronauta e le responsabilità di madre verso un figlio umanoide con e conseguenze del doversi dividere fra il lato affettivo e quello razionale, il tutto senza dimenticare il rimpianto di un aborto alle spalle che sarà una tematica ricorrente nella storia (non possiamo dirvi il perché per evitare spoiler).

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Durante il corso dei tredici episodi la trama principale si sviluppa lenta e per molti questo potrebbe essere un fattore negativo. In realtà le premesse della serie sono chiare e l’introduzione narrata dalla voce di Halle Berry recita:

Sono stata nello spazio in una missione in solitaria di tredici mesi, non sono tornata a casa da sola. Mio marito ha creato un androide detto Umanoide, si chiama Ethan ed è il prototipo. Questa storia parla della terra, della famiglia. E’ una storia di sopravvivenza.

Proprio per questo, e in virtù del fatto che abbiamo visto la Stagione 1 nella sua interezza, non possiamo lamentarci di un ritmo rallentato per il dipanarsi della macro trama dato che la serie sfrutta appunto quella dimensione di quotidianità che ci racconta la vita di un futuro immaginario (ma realistico se si esclude la componente “aliena”). Le puntate si susseguono senza mai annoiare ma piuttosto approfondendo personaggi, storie e rapporti interpersonali mentre si dipana lentamente il mistero alla base della storia.

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Al cocktail si aggiunge poi un buon Hiroyuki Sanada, ormai a proprio agio nell’interpretare personaggi controversi e cinici come il Yasumoto di Extant o il Dr. Hiroshi Hakate in Helix( di cui abbiamo parlato QUI) che non vanno a configurarsi come antagonisti puri ma si destreggiano saltellando da una parte all’altra di quella sottile linea che divide idealmente il bene dal male. Molto interessante inoltre il fatto che il vero villain della storia sia qualcosa di poco palpabile, intangibile e misterioso finanche nelle puntate finali.

Affrontato il lato “umano” parliamo delle ambientazioni che, funzionali all’obbiettivo della serie, restituiscono un mondo futuristico dominato dalla tecnologia ma mai improbabile. Extant rinuncia quindi quella fotografia sci-fi che sovverte il design di oggetti, strutture e veicoli per estremizzare il lato fantascientifico ma piuttosto basa il disegno di tali elementi su tecnologie che oggi, nel mondo reale, affrontano i primi passi. Ne sono un esempio le auto elettriche, gli smartphone trasparenti e le proiezioni olografiche.

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Chiudiamo con il finale di stagione che, sebbene ci sia sembrato “affrettato” in alcuni punti e con un ritmo decisamente superiore a quella lentezza narrativa di cui parlavamo all’inizio, soddisfa senza stupire. Intendiamoci non si tratta di un episodio che lascia l’amaro in bocca ma neanche di un episodio “forte” come altre serie ci hanno abituato.

Ancora una volta la scelta è quella di affidarsi al realismo senza improbabili eclatanti colpi di scena e soprattutto lasciando allo spettatore la soddisfazione di una conclusione. Sebbene infatti restino aperti i due filoni principali, la storia potrebbe tranquillamente concludersi dato che non presenta il classico “botto” alla Lost ed evita un finale che lascia più dubbi di quelli che la stagione intera ha risolto.

Paragonandola con un’altra serie fantascientifica abbiamo trovato similitudini con Firefly, l’ottimo serial di Whedon che trova dei punti di contatto per “realismo”, approccio lento nella macro-trama e approfondimento dei personaggi e delle loro relazioni, con le ovvie differenze di ambientazione, tipologia e taglio.

Purtroppo Extant non raggiunge il tanto amato Fyrefly ma propone un prodotto interessante, piacevole da vedere e sicuramente in grado di soddisfare i famelici fan della fantascienza a caccia di nuove declinazioni del genere e troppo poco accontentati dal mondo delle serie TV degli ultimi anni, anni che nulla hanno a che vedere con la proliferazione di fantascienza tra gli anni ’80 e la prima decade del 2000 ai tempi di Battlestar Galactiva, Firefly, Stargate, Babylon 5, Fringe e via dicendo.