Django Unchained: La recensione in anteprima

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django unchained recensione

He’s the guy who’s the talk of the town…with the restless gun.

Così recitava una nota canzone degli Oliver Onions, usata come sigla del film “Lo Chiamavano Trinità”, che non potrete non apprezzare nel nuovo film del maestro Tarantino. Quentin, nonostante l’inizio incerto, ci regala un’altra perla considerando il suo primo approccio con il genere Western.

Perchè parliamo d’inizio incerto?

Tarantino ha da sempre, tra i vari talenti di cui dispone, uno che supera tutti gli altri: il dono della sintesi. Nell’infinità di scene che ha diretto è sempre possibile riconoscere la sua capacità di trasmettere, in modo chiaro ed efficace, ciò che i suoi personaggi stanno provando. Questa sua capacità viene però espressa al meglio quando la scena ha un tempo e uno spazio, finiti e limitati.

Molti dei film del maestro, per non voler dire quasi tutti, sono composti da varie scene, più o meno lunghe, che vanno poi a comporre i suoi film. Le storie che s’intersecano di “Pulp Fiction”, i vari flash temporali di “Le Iene”, i capitoli di “Kill Bill” sono solo alcuni esempi di cosa ci ha abituato a vedere negli anni di onorata carriera e nei suoi 8 film.

L’ottavo film ha però un sapore particolare rispetto al solito. Se potete convenire con noi che il film “Grindhouse- A Prova Di Morte” fosse il peggiore tra sue opere, la parte iniziale del nuovo film “Django Unchained” ci si avvicina molto. La colpa non è imputabile alla durata, siamo abituati a vedere film di Tarantino di questa lunghezza mantenere il ritmo e non perdere un colpo, ma più alla mancanza di questo susseguirsi di scene apparentemente scollegate.

La prima ora del film è strumentale a presentarci i personaggi di Christoph Waltz e Jamie Foxx, rispettivamente il Dr. King Schultz e Django. Il personaggio di Waltz ha lo stesso sapore del colonnello Hans Landa del precedente film, con una differenza. Se Landa era un “cattivo”, rispettabile per il suo acume ma indubbiamente un’antagonista, l’ex dentista trasformatosi in cacciatore di taglie è un personaggio che non si può non adorare. Intelligente, dalla dialettica eccellente e con un sorriso in grado d’ingraziarsi chiunque riesce a caratterizzare il tedesco immigrato in un modo eccelso facendo scomparire Jamie a volte.

Non che la prima metà del film sia completamente da cestinare ma non sembra un prodotto degno di Tarantino nonostante alcune cose apprezzabili, come la scena dei proto-KKK e la prima taglia. Tutto ciò però muta repentinamente all’arrivo nella piantagione del personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio; Candie-Land. Con l’aggiunta dei personaggi di Leonardo e Samuel L. Jackson, la trama riacquista i tratti magistrali del maestro. Nell’ultima ora e mezza, quindi diciamo la lunghezza di un normale film, la cena a casa di Calvin Candie è un qualcosa di fantastico.

Se abbiamo apprezzato l’interpretazione di Waltz nel ruolo del dottore…Che dire di quella di DiCaprio!

Alcune settimane fa vi avevamo parlato della scena in cui Leonardo si taglia la mano durante le riprese e di quanto fosse stata apprezzata dalla crew della produzione…Vederla nel film ha qualcosa d’impressionante. Non ci sono parole per esprimere l’intensività del monologo che dura quasi 8 minuti. Scena assoluta e fantastica che entra di diritto tra le migliori di Tarantino che non vogliamo assolutamente rovinarvi provandola a commentare.

Vi possiamo assicurare che solo quegli 8 minuti varrebbero tutto il film.

Dopo quel monologo il tratto distintivo di Tarantino prende piede. Il genere western viene dimenticato e torna quel tanto amato genere pulp che tutti conosciamo bene in un susseguirsi di violenza e comicità sulle note di una delle migliori canzoni della colonna sonora.

Il film è pieno di riferimenti allo spaghetti western all’italiana che dobbiamo apprezzare. Dal cameo di Franco Nero, fantastico insieme all'”Arrivederci Luigi”, alla canzone di Elisa e la canzone finale sono solo alcuni esempi di quanto abbia voluto sottolineare l’importanza che hanno avuto quei film mentre pensava alla sua pellicola.

Tiriamo le somme. Nonostante la prima parte non abbia convinto, l’ultima fatica di Tarantino deve essere visto fino alla fine e regalerà tutto quello che ci aspettiamo da un suo film…Oltre a insegnarci l’importanza di una stretta di mano!

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