Birdman: la redenzione dai supereroi agli Oscar

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Birdman

A pochissime ore di distanza dalla notte degli Oscar, si cominciano a calcolare i primi bilanci della serata. Le case di produzione staranno di certo iniziando a modificare tutti i trailer dei loro prossimi film, con le diciture “Dai produttori del film candidato a 4 premi Oscar” oppure “Dal regista vincitore di un Oscar” oppure ancora “Dall’aiuto cameriere del cathering dei cestini che ha servito un film candidato a 6 premi Oscar” e via dicendo.

Quest’anno nessun film ha sbancato, ma di certo chi ci è andato più vicino, con le statuette più importanti, è Birdman per la regia di Alejandro González Iñárritu. Ne parliamo perché, che i critici lo vogliano o no, è un film che nasce dal mondo dei supereroi. Questa è la prima grande verità della pellicola.

Il protagonista, il superbo Michael Keaton, interpreta i panni, quasi autobigrafici, di Riggan Thompson, un attore che è diventato famoso grazie al fatto di aver impersonato un supereroe, Birdman appunto. L’attore insegue il sogno di distaccarsi completamente dal suo personaggio-eroe, per poter essere ricordato come un vero attore, non come una semplice celebrità.

La sua intenzione è quella di mettere in scena a teatro, un racconto di R. Carver ‘Di cosa parliamo, quando parliamo d’amore‘. Qui comincia la magia: realtà e film si mescolano, un piano sequenza continuo e vertiginoso, dove Riggan incontra i suoi colleghi attori e la sua coscienza viene scossa dalla continua paura di fallire. I dialoghi sono molto intensi, sembra a volte che i personaggi vivano al termine di cunicoli visivi, come mostri di un labirinto. Riggan vuole la sua rivincita, insegue un altro tipo di successo, quello della critica. Lo cerca disperatamente, ne ha un bisogno viscerale, la sua stessa vita dipenderà da questo, vuole tornare ad essere un attore vero, considerato come tale.

Il cast è all’altezza del film, Zach Galifianakis, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts. Il film è poetico, delicato ma brutale, di quelli che scuotono le menti di chi riesce ad andare oltre il semplice “guardare lo schermo”. Guadagna quattro tra gli Oscari più prestigiosi (miglior film, regia, sceneggiatura originale e fotografia), onestamente sono strameritati.

La pellicola riferisce un bellissimo messaggio di ricerca della dignità di attore, che arriva a sovrapporsi con la ricerca della dignità personale e professionale. Questo percorso è messo a repentaglio dal rischio di sovrapposizione assoluta tra l’identità dell’interprete e quella del personaggio. Qualsiasi personaggio, non solo i supereroi, che in Birdman diventano solo un esempio estremo.

Speriamo che anche l’Academy sia stata di questo avviso, invece di considerare questi Oscar, come temiamo, un modo per redimere il cinema dai film sui supereroi, dopo tutto a noi piacciono tanto.

Birdman II

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